THERE IS ALWAYS HOPE

THERE IS ALWAYS HOPE
"Prendete una sedia e sistematevi sull'orlo del precipizio: solo allora potrà avere inizio la storia che voglio raccontarvi"
Francis Scott Fitzgerald

giovedì 30 ottobre 2008

TERZO GIORNO A CASA...

TERZO GIORNO A CASA... BUONGIORNO!

martedì 28 ottobre 2008

O NO!

Alicudi
Frana un costone, abitazioni senza luce e acqua


ALICUDI (MESSINA) - Una grossa frana si è staccata da uno dei costoni della montagna che sovrasta l'abitato dell'isola di Alicudi, nelle Eolie, ed è precipitata sulla strada comunale "Bazzina Mare". I detriti hanno invaso la strada per un tratto di oltre 50 metri, interrompendo la circolazione e danneggiando i cavi della rete elettrica e le tubature. Diverse case sono rimaste senza luce ed acqua. Gli isolani hanno chiesto l'intervento del sindaco di Lipari, Mariano Bruno, da cui dipende amministrativamente l'isola di Alicudi.

26/10/2008



Nei giorni scorsi una colossale frana ha sepolto, per un tratto di oltre 50 m di lunghezza, la strada comunale per Bazzina Mare nell’Isola di Alicudi. La caduta di un ampio tratto dei costoni soprastanti ha prodotto una conoide di detriti lunga almeno 150-180 m e devastato la rete elettrica e idrica che si snodava lungo tale strada. Si tratta di un ennesimo episodio prevedibile, anche se questa volta con proporzioni superiori a quanto finora mai accaduto, in un’area caratterizzata morfologicamente da un ampio tratto di versanti pericolosi, che necessitano di urgenti opere di messa in sicurezza. Lei conosce perfettamente i problemi che interessano tale zona, poiché, già alcuni anni fa e in veste di massima autorità della Protezione Civile del Comune, ha avuto un fitto scambio di corrispondenza con alcuni abitanti dei luoghi.
Stante la grave situazione verificatasi, e la conseguente interruzione della viabilità, delle forniture elettriche e di quelle idriche nella Contrada Bazzina, la interrogo per conoscere se ha predisposto interventi urgenti, o se prevede di farlo, relativamente di rimessa in pristino della viabilità nell’area considerata; se ha predisposto interventi per la definitiva messa in sicurezza dei costoni che garantiscano l’incolumità di chi accede a questa strada comunale; con la presente, si evidenzia che un rischio analogo incombe su altre strade comunali di Alicudi, in particolare quelle che si snodano trasversalmente al sistema dei valloni dell’isola, soprattutto la via soprastante che conduce a Contrada Sgubbio; in considerazione dei recenti e drammatici fatti verificatisi nell’isola, ritengo che sarebbe opportuna una maggiore attenzione rivolta dalla Sua amministrazione ai problemi che interessano la viabilità di Alicudi.

http://notiziariodelleeolie.myblog.it

lunedì 27 ottobre 2008

NON SOLO DONNA DI MARE... Val Codera

dopo tanto tempo mi ritrovo in montagna... camminare e ascoltare...
raggiungere le vette e riguardare il cielo colmo di stelle.
Rumore di cascate,, acqua fredda e limpida color verde.


Immagino il mio bosco e lo ritrovo davanti agli occhi,
alberi alti e folti dal profumo pizzicante. Felci muschio e funghi.
Tra di loro, nascosti Alice, folletti e streghe.

martedì 21 ottobre 2008

non voglio di più...


nel silenzio.. ragiono.penso.valuto.nel silenzio....sono cosi'-..troppe cose .troppi mondi...e realta' che si intersecano a volte..altre..impercettibili .. per sempre.
,,a modo mio,,-il tempo mi attraversa e parla-... per pochi..molti..pochi..molti.
complicatamente semplice.
REBUS..TRA ME E ME.
mi rincorro,,mi chiamo,,mi fermo e guardo dietro,,incline..mi specchio.
le mie pupille immobili e attente ,,fermano il mio tempo. mi giro su me stessa,,schiaccio l'occhio e faccio un tiro..,,non ho fretta non voglio di più solo una lenta voglia di districare con uno stop cio' che nn conosco,,amara,, amante e carnefice del mio sconosciuto ,,felina e altera dei miei desideri ,,caparbia e docile al mio avvenire..,,
odio la banale scelta

amo
la lenta e morbida voglia
di cio' che odora e profuma


la preda

E scivola la sera
tra i luoghi che attirano il mio sguardo
la mia attenzione.
Dormo solo poche ore.
La caffeina scuote le mie voglie
sto sempre sveglio, ho voglia di arditezze.
Non saremo più né tu né io.
Cerca di restare immobile, non parlare
lento il respiro all'unisono rallenta il cuore.
Muta la furia in ebbrezza in tenerezza
lasciati andare fino ad arrivare all'estasi con me.
Volare così in alto da afferrare la preda ambita
senza luoghi comuni né vane parole.
Si intrecciano lenzuola come sacre bende di sacerdoti egiziani.
Non saremo più né tu né io.

> Franco Battiato > Gommalacca (1998) >

sabato 18 ottobre 2008

sidda sidda

... Sidda ... Sidda

martedì 14 ottobre 2008

oiram... oiram...

oiram... oiram...

AMATA SOLITUDINE


A quel tempo tu stavi, sicura di te, della tua logica,

guidando e parlando ininterrottamente.....

ed io, che già non ti ascoltavo più, (come ipnotizzato),

seguivo gli occhi che seguivano i colori,

i raggi elettrici della città.

Chissà cos'è quel moto che ci unisce e ci divide,

e quel parlare inutilmente delle nostre incomprensioni,

di certi passeggeri malumori.

Amata solitudine,

isola benedetta.

A quel tempo di te, amavo il tuo pensiero logico

e quella linea perfetta del baciare,

la simmetria delle tue carezze;

vivificato dal chiarore vibrante di sapore:

scintilla di una mente universale.

Ero in te come un argomento del tuo amore sillogistico,

conclusione di un ragionamento.

Ma mi piaceva essere così,

avviluppato dai tuoi sensi artificiali.

Ora sono come fluttuante....

Amata solitudine,

isola benedetta.

Così é finita, mi stacco da te, da solo continuo il viaggio.

Rivedo daccapo il cielo colorato di sole, di nuovo vivo.

i pensieri ci sono...



i pensieri ci sono...
soltanto non hanno voglia di uscire dal loro bel cassetto.
Tutto intorno si muove.
Sara ha smesso di incontrarlo,
non capisce bene se è la realtà ad essere più forte del suo pensiero
o viceversa,
o semplicemente,
realtà e pensieri
d'improvviso si fondono insieme.


giovedì 9 ottobre 2008

CALL FOR ENTRIES SGUARDI ALTROVE FILMFESTIVAL 2009

Sguardi Altrove Film Festival a regia femminile - XVI edizione
Milano, 6-15 marzo 2009



La rivoluzione digitale e le nuove culture.
Creatività, innovazione e interazione. Il cinema e i linguaggi espressivi, per rileggere la Storia contemporanea.

Sono aperte le iscrizioni per le tre sezioni competitive della XVI edizione di Sguardi Altrove Film Festival a regia femminile:

1) VIIa Edizione del Concorso “Sguardi (s)confinati”, per corto e mediometraggi rivolto alle registe italiane indipendenti.

2) VIa Edizione del Concorso Internazionale “Nuovi Sguardi” per lungometraggi.

3) IIa Edizione del Concorso Internazionale “Le Donne Raccontano” per documentari (medio e lungometraggi).

Le sezioni sono a tema libero; saranno privilegiate quelle opere che propongono una commistione e contaminazione tra formati e linguaggi differenti.

Le opere (in formato DVD PAL) dovranno essere inviate, entro e non oltre il 19 dicembre 2008, al seguente indirizzo:
Sguardi Altrove, c/o Illirico18 – Via Illirico 18 – 20133 Milano.


Per informazioni e-mail: info@sguardialtrove.org, tel: 02 75778712 / 347 7806561

Il regolamento e il modulo di iscrizione sono disponibili sul sito del festival:

http://www.myspace.com/sguardialtrove
http://www.sguardialtrove.org/index.htm
info@sguardialtrove.org
sguardialtrove@virgilio.it

martedì 7 ottobre 2008

30 ANNI

Perché io mi divertivo ad avere trent’anni, io me li bevo come un liquore i trent’anni: sono stupendi i trent’anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatré, i trentaquattro, i trentacinque!

Sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge, perché è finita l’angoscia dell’attesa, non è incominciata la malinconia del declino, perché siamo lucidi, finalmente, a trent’anni!

Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; se siamo atei, siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perché anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile.

Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se c’incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi.

Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita. E’ viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più, si pensa e si capisce come non ci riuscirà mai più.

Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui siamo saliti, la strada per cui scenderemo. Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti.

E meditare sulla nostra fortuna.

lunedì 6 ottobre 2008

carillion


D'improvviso mi fermo e realizzo che
alcune cose sono già molto lontane.
Assaporare questa sensazione
carica ancora di più il mio carillion.

venerdì 3 ottobre 2008

IO OGGI SONO COSì

INTERDETTA

mercoledì 1 ottobre 2008

IN_ASPETTATO

ciò che è inaspettato...

mosso da piccole coincidenze,
colorate e saporite,
apparentemente casuali,
legato da momenti di silenzio e osservazione


...è quello che mi fa sorridere e credere
nella bellezza del mio viaggio.

domenica 21 settembre 2008

neanche me lo chiedo piu'

Cosi' passa la mia vita, cosi' passa la tua vita e perche' non ti rincontro, neanche me lo chiederò piu'.

sabato 20 settembre 2008

silenzio

CORRERE CORRERECORRERECORRERECORRERE CORRRERE CORRRERE CORRERE correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correreCORRERE CORRERECORRERECORRERECORRERE CORRRERE CORRRERE CORRERE correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correreCORRERE CORRERECORRERECORRERECORRERE CORRRERE CORRRERE CORRERE correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correreCORRERE CORRERECORRERECORRERECORRERE CORRRERE CORRRERE CORRERE correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correreCORRERE CORRERECORRERECORRERECORRERE CORRRERE CORRRERE CORRERE correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correreCORRERE CORRERECORRERECORRERECORRERE CORRRERE CORRRERE CORRERE correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correreCORRERE CORRERECORRERECORRERECORRERE CORRRERE CORRRERE CORRERE correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correre... CAMMINARE CAMMINARE CAMMINARE CAMMINARE CAMMINARE CAMMINARE camminare camminare camminare camminare camminare camminare camminare camminare camminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminare....
respirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare ...
ssssffffuuuuuuuu!
TI ODIO.
silenzio.

mercoledì 17 settembre 2008

Aladino (un racconto arabo)

Aladino era un ragazzo che abitava in una città della lontana Arabia, e che non aveva una gran voglia di lavorare.

Anzi, non ne aveva nessunissima voglia. Inutilmente suo padre, che faceva il sarto, lo rimproverava, lo incitava a cercarsi un’occupazione:
"Diventerai uomo e ti dispiacerà d’aver perduto tanto tempo.

Agli oziosi vengono brutte idee per la testa".
"Sarà quel che sarà", rispondeva Aladino.
Morto il padre, il ragazzo continuò a bighellonare da mattina a sera. E un giorno, mentre stava giocando, come al solito, con alcuni amici, gli si avvicinò un forestiero.

"Sei tu il figlio del sarto?", gli domandò costui.
"Sì", rispose Aladino, "ma mio padre è morto da qualche anno".
Il forestiero si mise a piangere: "Povero fratello mio. Ero venuto qui dall’Africa, dove vivo, per riabbracciarlo. Oh, che disgrazia!".
"Voi dunque sareste mio zio?", si stupì Aladino. "Non assomigliate a mio padre nemmeno un po’. Comunque venite, vi porto da mia madre".
Nemmeno la donna aveva mai saputo dell’esistenza di quello zio, che tuttavia le piacque perché assicurava di volersi prendere cura di Aladino, che lo avrebbe indotto a lavorare, e l’avrebbe fatto diventare ricco.
"Verrai con me. Ti porterò in un posto che sarà la tua fortuna", disse. E, preso per mano Aladino, che in realtà avrebbe preferito restarsene a casa, lo costrinse a seguirlo.
Camminarono per alcune settimane finché, giunti in una radura, il forestiero rivelò ad Aladino chi egli fosse in realtà.
"Non sono tuo zio, ma un mago. Ho deciso di renderti ricco, anzi ricchissimo. Lo vedi questo macigno? È pesante, ma tu dovrai spostarlo. Lì sotto c’è una caverna piena di diamanti. Ci entrerai e quell’immenso tesoro sarà tuo".
Aladino era molto diffidente. E aveva ragione. Lui non lo sapeva, ma quello era un mago cattivissimo.
Attraverso terrificanti sortilegi aveva scoperto dov’era nascosto il più fantasmagorico tesoro del mondo, che contava, tra le tante meraviglie, una piccola lampada dagli straordinari poteri. Ma aveva anche scoperto che c’era una pietra a chiudere l’antro in cui quel tesoro era custodito, e che a sollevarla poteva essere una sola persona: quel fanciullo di nome Aladino.
Così, intendeva servirsi di lui.

Per vincere la diffidenza di Aladino, perciò, il mago non esitò a consegnargli un anello.
"Mettilo al dito, non togliertelo mai. È un anello magico: ti sarà d’aiuto in tante occasioni. In cambio, tu per me dovrai fare una cosa: portarmi la piccola lampada che troverai in fondo alla caverna".
Incuriosito, Aladino a quel punto decise di spostare il macigno.
Sotto c’era una scala che scendeva, profondissima, e il ragazzo la discese. Si trovò così in una grandissima caverna, con degli alberi meravigliosi dai cui rami pendevano, invece dei frutti, grappoli di brillanti, e ce n’erano da riempire cento sacchi, a raccoglierli.

Aladino non sapeva che cosa fossero i brillanti, però il loro luccichio gli piacque. Così ne colse alcune manate e se ne riempì le tasche.
Vide anche la lampada. La prese, e cominciò a risalire verso l’imboccatura della caverna, dove il mago lo attendeva sempre più impaziente.
"Dammi la lampada, presto", gli ordinò il mago.
Era sua intenzione, non appena ottenuto ciò che gli stava a cuore, far ricadere il ragazzo nel baratro per lasciarvelo morire.
"No, prima voglio uscire", s’insospettì Aladino.
"Prima la lampada!".
"No. Prima mi tiri fuori!".
A questo punto il mago, arrabbiatissimo, disse una formula magica e l’imboccatura del sotterraneo si richiuse sul povero Aladino che, disperato, piangeva a dirotto. E mentre piangeva, passava inavvertitamente le dita sull’anello, strofinandolo.
Sappiamo già che l’anello era magico. Sollecitato a quel modo, esso rivelò subito i suoi poteri. Infatti, in una luce abbagliante, davanti ad Aladino apparve un genio.
"Comanda cosa vuoi", disse il genio ad Aladino inchinandosi, "e io ti accontenterò".
"Riportami subito a casa", fu la richiesta.
In men che non si dica, il ragazzo si ritrovò dalla madre, le mostrò le pietre preziose e la lampada che aveva con sé.
La donna trasalì, comprendendo la straordinarietà di quanto vedeva.
Nervosamente si mise a pulire la lampada che, essendo magica, era la casa di un genio ancor più potente di quello dell’anello.
Richiamato da quel gesto, il nuovo genio subito le comparve davanti.
"Sono al tuo servizio", s’inchinò. "Ordina e io ti esaudirò".

Fino ad allora, nella povera casa di Aladino si era sofferta la fame, perciò ella chiese una tavola imbandita con gustose vivande e buon vino.
Immediatamente la tavola fu apparecchiata: una tavola principesca, che ritornò tutti i giorni, due volte al giorno.
Sostenuto dalla buona sorte, Aladino smise di oziare, lavorò, si dette buon nome. La gente giunse persino a lodarlo, a riverirlo.
Un giorno Aladino intravide, non visto, la bellissima figlia del re che usciva a passeggio. Non visto, in quanto se ne stava nascosto perché, quando la principessa usciva in pubblico, tutti dovevano rinchiudersi in casa e non ardire di alzare gli occhi su di lei, pena la morte.
Ma la curiosità aveva indotto il giovane a dare una sbirciatina. E subito se ne innamorò.
"Madre, voglio sposare la principessa".
"Oh, povero figlio mio. Sei impazzito?", trepidò la donna.
"Mai stato più in senno, madre. Ecco qui una ciotola di brillanti. Vai in udienza dal re, che ti riceverà. E tu, offrendogli un dono così strabiliante, gli dirai che glielo mando io, e che voglio sposarne la figlia".
Tremando di paura per l’ardire, la madre di Aladino si recò dal re, e fece ciò che le aveva detto il figlio.
Visto l’inestimabile tesoro recatogli in dono, il re si rallegrò. Se regalava simili ricchezze al suo re, quel giovane ben poteva essere lo sposo della principessa.
Per celebrare degnamente le nozze, Aladino strofinò la lampada e chiese al genio di costruirgli un palazzo più bello di quello del re.

E subito, ecco sorgere dal nulla la nuova, meravigliosa dimora di Aladino e della sua sposa.
Tutto, dunque, sembrava procedere per il meglio. E non ci sarebbero state complicazioni di sorta nella vita dei due, se non fosse accaduto che il mago che aveva cercato d’ingannare Aladino, rimpiangendo continuamente la lampada perduta, non avesse insistito nei suoi esperimenti per sapere che cosa ne fosse stato del ragazzo, se egli fosse morto davvero nel profondo della caverna.
Seppe così che non solo Aladino era vivo, ma possedeva, oltre all’anello, anche la lampada magica. Perciò, pieno di stizza, ripartì alla volta dell’Arabia.
Quando vide lo splendido palazzo di Aladino, una rabbiosa invidia prese a tormentarlo. Non volendosi arrendere alla fortuna dell’altro, si travestì da mercante, attese che Aladino accompagnasse il re in un viaggio nei reami vicini, si fece ricevere dalla principessa e, un po’ con parole sdolcinate, un po’ per magia, la trasse in inganno.
Le fece credere cioè che la lampada custodita dal suo sposo era vecchia e non valeva nulla: gliela avrebbe cambiata con una bella lampada nuova.

La principessa, ignara di tutto, accettò.
Avuta fra le mani, finalmente, la lampada magica, il mago ordinò al genio di trasportare il palazzo di Aladino, con tutti i suoi abitanti, in Africa. E il genio non poté far altro che ubbidire.
Non appena tornato dal viaggio, non vedendo più né il palazzo né la principessa, Aladino comprese ciò che era accaduto.
Ma non si perse d’animo. Strofinò l’anello che aveva ricevuto tanto tempo prima dal mago e che sempre portava al dito.
Rapido apparve il primo genio, quello che lo aveva salvato dalla caverna dove il mago lo aveva rinchiuso.
"Riportami subito qui mia moglie e il mio palazzo, ovunque essi siano", gli ordinò Aladino.
Gli rispose il genio: "Ogni tuo desiderio per me è un ordine, padrone. Ma questo non posso esaudirlo. Perché l’incantesimo è stato compiuto dal genio della lampada, che è molto più potente di me".
"E allora portami dalla principessa", disse Aladino.
In men che non si dica, era già in Africa, nel suo palazzo, al fianco della sua sposa, disperata, in lacrime, perché temeva di dover dire addio per sempre ad Aladino, al padre, al suo Paese.
La felicità dei due, quando si riabbracciarono, è facile da immaginare.
"E adesso", disse Aladino alla principessa, dopo averle confidato la sua lunga avventura con il mago, "ci riprendiamo la lampada".
"Ma come?", rispose lei, dubbiosa.
"È facile. Inviti a cena il mago, che essendo un grande vanitoso, si lascerà conquistare dai tuoi complimenti. E tu gliene farai tanti..."
"Io, Aladino, fargli dei complimenti?".
"Sì, mia diletta. E lo farai bere tanto. Anzi, per essere più sicuri, metterai del sonnifero nella sua coppa di vino".
"Ho capito", sorrise la principessa.
Tutto avvenne secondo il previsto. Non appena il mago si addormentò, Aladino, che fino ad allora s’era tenuto nascosto, venne fuori, tolse la lampada dalle mani del mago e la strofinò. Ed ecco apparire il genio.
"Tu, genio", comandò Aladino, "porta questo mago dove nessuno lo possa mai più trovare. E riporta questo palazzo, con tutto ciò che contiene, in Arabia".
Così avvenne.
E in Persia, Aladino e la principessa vissero felici, a lungo.
Potrebbe darsi che, a cercarli proprio bene, magari con l’aiuto di qualche genio, si riesca ancora oggi a trovarli là.


http://www.lefiabe.com

fiori

Lacrime d'Amore
Coprile,
di gocce di rugiada
sembreranno fiori
in un giardino Zen.


mercoledì 10 settembre 2008

inaugurazione di ROUGH CUT - CUTTING OFF


SGUARDI ALTROVE FILM FESTIVAL
vi invita all'inaugurazione di
ROUGH CUT - CUTTING OFF
16 settembre 2008
h 20
TRIENNALE - MILANO

videoinstallazione e mostra fotografica dell'artista iraniana Firouzeh Khosrovani, nell'ambito della seconda edizione di FESTIVALL, realizzata in collaborazione con l'Assesorato al Tempo Libero del comune di MIlano.