THERE IS ALWAYS HOPE

THERE IS ALWAYS HOPE
"Prendete una sedia e sistematevi sull'orlo del precipizio: solo allora potrà avere inizio la storia che voglio raccontarvi"
Francis Scott Fitzgerald

mercoledì 1 ottobre 2008

IN_ASPETTATO

ciò che è inaspettato...

mosso da piccole coincidenze,
colorate e saporite,
apparentemente casuali,
legato da momenti di silenzio e osservazione


...è quello che mi fa sorridere e credere
nella bellezza del mio viaggio.

domenica 21 settembre 2008

neanche me lo chiedo piu'

Cosi' passa la mia vita, cosi' passa la tua vita e perche' non ti rincontro, neanche me lo chiederò piu'.

sabato 20 settembre 2008

silenzio

CORRERE CORRERECORRERECORRERECORRERE CORRRERE CORRRERE CORRERE correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correreCORRERE CORRERECORRERECORRERECORRERE CORRRERE CORRRERE CORRERE correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correreCORRERE CORRERECORRERECORRERECORRERE CORRRERE CORRRERE CORRERE correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correreCORRERE CORRERECORRERECORRERECORRERE CORRRERE CORRRERE CORRERE correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correreCORRERE CORRERECORRERECORRERECORRERE CORRRERE CORRRERE CORRERE correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correreCORRERE CORRERECORRERECORRERECORRERE CORRRERE CORRRERE CORRERE correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correreCORRERE CORRERECORRERECORRERECORRERE CORRRERE CORRRERE CORRERE correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correrecorrere correre correre correre correre correre... CAMMINARE CAMMINARE CAMMINARE CAMMINARE CAMMINARE CAMMINARE camminare camminare camminare camminare camminare camminare camminare camminare camminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminarecamminare camminare....
respirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare RESPIRARErespirare respirare ...
ssssffffuuuuuuuu!
TI ODIO.
silenzio.

mercoledì 17 settembre 2008

Aladino (un racconto arabo)

Aladino era un ragazzo che abitava in una città della lontana Arabia, e che non aveva una gran voglia di lavorare.

Anzi, non ne aveva nessunissima voglia. Inutilmente suo padre, che faceva il sarto, lo rimproverava, lo incitava a cercarsi un’occupazione:
"Diventerai uomo e ti dispiacerà d’aver perduto tanto tempo.

Agli oziosi vengono brutte idee per la testa".
"Sarà quel che sarà", rispondeva Aladino.
Morto il padre, il ragazzo continuò a bighellonare da mattina a sera. E un giorno, mentre stava giocando, come al solito, con alcuni amici, gli si avvicinò un forestiero.

"Sei tu il figlio del sarto?", gli domandò costui.
"Sì", rispose Aladino, "ma mio padre è morto da qualche anno".
Il forestiero si mise a piangere: "Povero fratello mio. Ero venuto qui dall’Africa, dove vivo, per riabbracciarlo. Oh, che disgrazia!".
"Voi dunque sareste mio zio?", si stupì Aladino. "Non assomigliate a mio padre nemmeno un po’. Comunque venite, vi porto da mia madre".
Nemmeno la donna aveva mai saputo dell’esistenza di quello zio, che tuttavia le piacque perché assicurava di volersi prendere cura di Aladino, che lo avrebbe indotto a lavorare, e l’avrebbe fatto diventare ricco.
"Verrai con me. Ti porterò in un posto che sarà la tua fortuna", disse. E, preso per mano Aladino, che in realtà avrebbe preferito restarsene a casa, lo costrinse a seguirlo.
Camminarono per alcune settimane finché, giunti in una radura, il forestiero rivelò ad Aladino chi egli fosse in realtà.
"Non sono tuo zio, ma un mago. Ho deciso di renderti ricco, anzi ricchissimo. Lo vedi questo macigno? È pesante, ma tu dovrai spostarlo. Lì sotto c’è una caverna piena di diamanti. Ci entrerai e quell’immenso tesoro sarà tuo".
Aladino era molto diffidente. E aveva ragione. Lui non lo sapeva, ma quello era un mago cattivissimo.
Attraverso terrificanti sortilegi aveva scoperto dov’era nascosto il più fantasmagorico tesoro del mondo, che contava, tra le tante meraviglie, una piccola lampada dagli straordinari poteri. Ma aveva anche scoperto che c’era una pietra a chiudere l’antro in cui quel tesoro era custodito, e che a sollevarla poteva essere una sola persona: quel fanciullo di nome Aladino.
Così, intendeva servirsi di lui.

Per vincere la diffidenza di Aladino, perciò, il mago non esitò a consegnargli un anello.
"Mettilo al dito, non togliertelo mai. È un anello magico: ti sarà d’aiuto in tante occasioni. In cambio, tu per me dovrai fare una cosa: portarmi la piccola lampada che troverai in fondo alla caverna".
Incuriosito, Aladino a quel punto decise di spostare il macigno.
Sotto c’era una scala che scendeva, profondissima, e il ragazzo la discese. Si trovò così in una grandissima caverna, con degli alberi meravigliosi dai cui rami pendevano, invece dei frutti, grappoli di brillanti, e ce n’erano da riempire cento sacchi, a raccoglierli.

Aladino non sapeva che cosa fossero i brillanti, però il loro luccichio gli piacque. Così ne colse alcune manate e se ne riempì le tasche.
Vide anche la lampada. La prese, e cominciò a risalire verso l’imboccatura della caverna, dove il mago lo attendeva sempre più impaziente.
"Dammi la lampada, presto", gli ordinò il mago.
Era sua intenzione, non appena ottenuto ciò che gli stava a cuore, far ricadere il ragazzo nel baratro per lasciarvelo morire.
"No, prima voglio uscire", s’insospettì Aladino.
"Prima la lampada!".
"No. Prima mi tiri fuori!".
A questo punto il mago, arrabbiatissimo, disse una formula magica e l’imboccatura del sotterraneo si richiuse sul povero Aladino che, disperato, piangeva a dirotto. E mentre piangeva, passava inavvertitamente le dita sull’anello, strofinandolo.
Sappiamo già che l’anello era magico. Sollecitato a quel modo, esso rivelò subito i suoi poteri. Infatti, in una luce abbagliante, davanti ad Aladino apparve un genio.
"Comanda cosa vuoi", disse il genio ad Aladino inchinandosi, "e io ti accontenterò".
"Riportami subito a casa", fu la richiesta.
In men che non si dica, il ragazzo si ritrovò dalla madre, le mostrò le pietre preziose e la lampada che aveva con sé.
La donna trasalì, comprendendo la straordinarietà di quanto vedeva.
Nervosamente si mise a pulire la lampada che, essendo magica, era la casa di un genio ancor più potente di quello dell’anello.
Richiamato da quel gesto, il nuovo genio subito le comparve davanti.
"Sono al tuo servizio", s’inchinò. "Ordina e io ti esaudirò".

Fino ad allora, nella povera casa di Aladino si era sofferta la fame, perciò ella chiese una tavola imbandita con gustose vivande e buon vino.
Immediatamente la tavola fu apparecchiata: una tavola principesca, che ritornò tutti i giorni, due volte al giorno.
Sostenuto dalla buona sorte, Aladino smise di oziare, lavorò, si dette buon nome. La gente giunse persino a lodarlo, a riverirlo.
Un giorno Aladino intravide, non visto, la bellissima figlia del re che usciva a passeggio. Non visto, in quanto se ne stava nascosto perché, quando la principessa usciva in pubblico, tutti dovevano rinchiudersi in casa e non ardire di alzare gli occhi su di lei, pena la morte.
Ma la curiosità aveva indotto il giovane a dare una sbirciatina. E subito se ne innamorò.
"Madre, voglio sposare la principessa".
"Oh, povero figlio mio. Sei impazzito?", trepidò la donna.
"Mai stato più in senno, madre. Ecco qui una ciotola di brillanti. Vai in udienza dal re, che ti riceverà. E tu, offrendogli un dono così strabiliante, gli dirai che glielo mando io, e che voglio sposarne la figlia".
Tremando di paura per l’ardire, la madre di Aladino si recò dal re, e fece ciò che le aveva detto il figlio.
Visto l’inestimabile tesoro recatogli in dono, il re si rallegrò. Se regalava simili ricchezze al suo re, quel giovane ben poteva essere lo sposo della principessa.
Per celebrare degnamente le nozze, Aladino strofinò la lampada e chiese al genio di costruirgli un palazzo più bello di quello del re.

E subito, ecco sorgere dal nulla la nuova, meravigliosa dimora di Aladino e della sua sposa.
Tutto, dunque, sembrava procedere per il meglio. E non ci sarebbero state complicazioni di sorta nella vita dei due, se non fosse accaduto che il mago che aveva cercato d’ingannare Aladino, rimpiangendo continuamente la lampada perduta, non avesse insistito nei suoi esperimenti per sapere che cosa ne fosse stato del ragazzo, se egli fosse morto davvero nel profondo della caverna.
Seppe così che non solo Aladino era vivo, ma possedeva, oltre all’anello, anche la lampada magica. Perciò, pieno di stizza, ripartì alla volta dell’Arabia.
Quando vide lo splendido palazzo di Aladino, una rabbiosa invidia prese a tormentarlo. Non volendosi arrendere alla fortuna dell’altro, si travestì da mercante, attese che Aladino accompagnasse il re in un viaggio nei reami vicini, si fece ricevere dalla principessa e, un po’ con parole sdolcinate, un po’ per magia, la trasse in inganno.
Le fece credere cioè che la lampada custodita dal suo sposo era vecchia e non valeva nulla: gliela avrebbe cambiata con una bella lampada nuova.

La principessa, ignara di tutto, accettò.
Avuta fra le mani, finalmente, la lampada magica, il mago ordinò al genio di trasportare il palazzo di Aladino, con tutti i suoi abitanti, in Africa. E il genio non poté far altro che ubbidire.
Non appena tornato dal viaggio, non vedendo più né il palazzo né la principessa, Aladino comprese ciò che era accaduto.
Ma non si perse d’animo. Strofinò l’anello che aveva ricevuto tanto tempo prima dal mago e che sempre portava al dito.
Rapido apparve il primo genio, quello che lo aveva salvato dalla caverna dove il mago lo aveva rinchiuso.
"Riportami subito qui mia moglie e il mio palazzo, ovunque essi siano", gli ordinò Aladino.
Gli rispose il genio: "Ogni tuo desiderio per me è un ordine, padrone. Ma questo non posso esaudirlo. Perché l’incantesimo è stato compiuto dal genio della lampada, che è molto più potente di me".
"E allora portami dalla principessa", disse Aladino.
In men che non si dica, era già in Africa, nel suo palazzo, al fianco della sua sposa, disperata, in lacrime, perché temeva di dover dire addio per sempre ad Aladino, al padre, al suo Paese.
La felicità dei due, quando si riabbracciarono, è facile da immaginare.
"E adesso", disse Aladino alla principessa, dopo averle confidato la sua lunga avventura con il mago, "ci riprendiamo la lampada".
"Ma come?", rispose lei, dubbiosa.
"È facile. Inviti a cena il mago, che essendo un grande vanitoso, si lascerà conquistare dai tuoi complimenti. E tu gliene farai tanti..."
"Io, Aladino, fargli dei complimenti?".
"Sì, mia diletta. E lo farai bere tanto. Anzi, per essere più sicuri, metterai del sonnifero nella sua coppa di vino".
"Ho capito", sorrise la principessa.
Tutto avvenne secondo il previsto. Non appena il mago si addormentò, Aladino, che fino ad allora s’era tenuto nascosto, venne fuori, tolse la lampada dalle mani del mago e la strofinò. Ed ecco apparire il genio.
"Tu, genio", comandò Aladino, "porta questo mago dove nessuno lo possa mai più trovare. E riporta questo palazzo, con tutto ciò che contiene, in Arabia".
Così avvenne.
E in Persia, Aladino e la principessa vissero felici, a lungo.
Potrebbe darsi che, a cercarli proprio bene, magari con l’aiuto di qualche genio, si riesca ancora oggi a trovarli là.


http://www.lefiabe.com

fiori

Lacrime d'Amore
Coprile,
di gocce di rugiada
sembreranno fiori
in un giardino Zen.


mercoledì 10 settembre 2008

inaugurazione di ROUGH CUT - CUTTING OFF


SGUARDI ALTROVE FILM FESTIVAL
vi invita all'inaugurazione di
ROUGH CUT - CUTTING OFF
16 settembre 2008
h 20
TRIENNALE - MILANO

videoinstallazione e mostra fotografica dell'artista iraniana Firouzeh Khosrovani, nell'ambito della seconda edizione di FESTIVALL, realizzata in collaborazione con l'Assesorato al Tempo Libero del comune di MIlano.

domenica 31 agosto 2008

PIETRE DI FUOCO AL FESTIVAL I've Seen Films

Cari tutti! conosciuti e non, PIETRE DI FUOCO HA BISOGNO DEL VOSTRO VOTO!
vi ricordate che a giugno ho comunicato che pietre di fuoco era stato preso al festival "I've Seen Films 2008" diretto dal mitico Rutger Hauer?
ebbene è arrivato il momento di votare.
PIETRE DI FUOCO é STATO SELEZIONATO PER LA SEZIONE WEB.
In tale sezione è il pubblico che decide quale video merita o no.
qui vi lascio l'indirizzo della pagina del festival/concorso
voi votate (SE LO RITENETE OPPORTUNO) e fate girare la notizia!

E DAI KLIKKA QUI!
http://video.tiscali.it/inshort/Icfilms/?&page=2

grazie Tiziana

martedì 26 agosto 2008

visto che me lo hai chiesto...



come disse, in Sharada, Audrey Hepburn a Cary Grant :
«Noi ci conosciamo?»
«Che cos’è che glielo fa credere?»
«Non so, me lo stavo chiedendo»
«Vede io conosco già tante ...

lunedì 25 agosto 2008

Piccole cose importanti

Ciò che è piccolo si afferma e gioisce libero, ci si impone solo con lapurezza delle intenzioni e si devea gire seguendo le indicazioni del momento. La docilità è giusta ed è questo che rende felice il presagio che piccole cose sono importanti.. La durezza perde terreno e non è giusta perciò non adatta per realizzazioni importanti.
Un tuono in montagna scuote molto di più da vicino che in pianura, perchè per la rarefazione dell'aria, se ne coglie più intenso il fragore; così gli avvenimeti quotidiani, gli atteggiamenti abituali, particolari apparenetemente trascurabili, assumono una dimensione diversa se osservati da vicino, seguiti attentamente, rilevati con meticolosa puntualità. Apparenze che sembravano vuote di significato, esprimono il carattere, sentimenti taciuti rivelano di essere molto profondi, la cautela, creduta pura, è riscoperta come lucida prudenza, sapienza vera della realtà.

"Ma bisognava essere liberi,
approfittare di ogni attimo,
sperimentare ogni passo di quella passeggiata
che chiamiamo vita."

l'arte della gioia
einaudi

domenica 24 agosto 2008

ECATONES E IL BACIO

Il cuore accelera,
la pressione aumenta,
gli ormoni si scatenano,
il cervello attiva la sua parte più antica e istintuale: il corpo risponde così ai messaggi inviati dalle labbra.


fatelo partire quel bacio....
fatelo volare e volate insieme a lui...

sabato 23 agosto 2008

ma quanto è bello...

Lui l'aspetta all'angolo della strada, legge il giornale.

Si volta e in lontananza la vede.
I suoi occhiali da sole nascondono ogni espressione.
Si riconoscono.

- Ciao!
- Ma come sei scura! sei nera!

Sara è ancora assonnata. Il Maestro, non si sa.
Camminano alla ricerca di un bar.
Sara,di nascosto guarda queste due figure riflesse lungo le vetrine.

Sono belli, come sempre.

Il Maestro nasconde Occhi stanchi ma lo sguardo è vispo.
I Pensieri gli passano davanti alle due pupille liquide e marroni.
Il viso si contrae diventando spigoloso
ma poi trova il modo per smussare gli angoli
e la serenità si appoggia sulla sua pelle.
Si guardano,
impacciati in alcuni momenti,
complici in altri
e sereni in altri ancora.
Gli piace, gli piace anche così.
Il Maestro è soprattutto questo: passione e dovere.

- ma cosa porti in quel sacchetto
- a te cosa interessa?...

Sara sorride, vorrebbe consegnare subito quella busta
che da giorni porta con se:
Sono i pensieri di lei... scelti solo per lui.
Il sapore e il tatto.
Lo ubriaca di parole vorrebbe trasmettergli
tutto quello che nei giorni passati è riuscita a prendere
dalle isole in cui è stata e togliergli dal corpo la noia e la pesantezza
di un lavoro che non gli piace e che non lo gratifica.
E allora piano piano gli mette nelle mani un pò di mare, un pò di fuoco,
un pò di vento, un pò di luna, un pò di stelle e un pò di colori.

Lo accarezza...

La sensazione è che questa sia una nuova storia,
ancora non si sa la trama,
ma è un nuovo racconto all'interno delle loro vite.





ASSAGGI ARCUDARI

giovedì 21 agosto 2008

Toda Joia Toda Beleza

Toda Joia Toda Beleza
Tutta la gioia tutta la bellezza
L'uomo è pazzo
Bellezza desiderata
Bellezza che manca
Bellezza d' oro
Ogni giorno mi vedo
Bellezza di niente
Bellezza di tutto il passato dimenticato
che torna di nuovo
Come delle linee
Bellezza d' acqua
Ogni giorno un pò di fortuna
Bellezza di fuoco
Per saper arrivare
Bellezza che pensa e che non si avvicina
Bellezza di luce
Ogni giorno rido
Bellezza di notte
Bellezza del mare
Ogni giorno è un giorno
Bellezza di pace
E polvere che si trasforma
Bellezza che tocca la mia anima profonda
che riempie la mia vita
Dove vai malandrino?
Vado in battaglia in questo giorno qualunque
Tu sei l'elemento
Quello che mi manca sempre
canto caliente è arrivato all'improvviso
registrando il mio destino,
il cullare della mia mente
Ciò che il mio cuore sente
Tu sei l'elemento
Quello che mi manca sempre
Sono come il vento che non tocchi
Tutta la gioia tutta la bellezza
Tu sei l'elemento
Tutta la gioia tutta la bellezza
Te lo dico chiaramente
Toda Joia Toda Beleza

Miti e liggenni dâ Sicilia

Etna è lu nomu di na dia di la mitulogìa greca.
Era cunziddirata figghia di
Uranu e Gea. Lu dragu Tifone, si pinzava ca campava nte vìsciri di l’ Etna e era lu mutivu di li distruttivi eruzzioni.
La Sicilia, terra di
vurcani e frummentu, era mutivu di liti cuntinui tra Efesto e Demetra, dei lu primu dô focu e la secunna di li messi. Etna fici di àrbitru.

Fata Morgana
Na liggenna assai cuntata nta tutti li cuntrati dô
Stritto dici ca nta l’èbbica di li nvasioni barbàrichi ntô misi d’austu, mentri celu e mari eranu senza nu ciusciu di ventu, e na negghia nica-nica faceva comu a nu velu a l'urizzonti, li bàrbari doppu ca attravissaru tutta la pinìsula taliana, agghicaru ntê costi dâ cità di Riggiu e s’attrovaru davanti a lu stritto ca sparti la Calàbbria da Sicilia.‘N facci, nta l’àutra spunna dô mari, vìttiru n'isula - la Sicilia - cu nu granni munti fumanti - l'Etna - e lu Re bàrbaru s’addumannò comu putìa fari pi agghiuncìrila truvànnusi senza mancu na varca.Mpruvvisamenti apparìu na fimmina bedda assai, ca ci uffrìu l'ìsola a lu cunquistaturi, e cu nu cennu dâ manu ci la fici appariri vicinissima, a purtata di manu . Taliannu nta l'acqua iddu vidìa chiari li munti, li spiaggi, li strati di campagna e li navi ntô portu comu si potissi tuccàrili chê manu. Picciò lu Re bàrbaru sautò ‘n terra dô cavaddu e si jittò nta l'acqua, sicuru di putiri agghicari a l'ìsula cu nu paru di brazzati, ma l'incantèsimu si ruppi e lu Re annijò miseramenti. Tuttu chiddu ca avìa vistu era, nfatti, nu miraggiu, nu jocu di luci di la bedda e scanusciuta fìmmina, ca era la Fata Morgana.

La liggenna di Aci e Galatea vinni di li
Greci pi spiecari la ricchizza dî surgivi di acqua duci ca truvaru ntâ zona di l’Etna.
Aci e Galatea (Rosariu Anastasi, pinacuteca Zelantea)
Aci, era un pastureddu ca viveva, pasculannu li sò pecuri, nte pinnici di l’Etna. Di iddu era nnammurata na biddìssima carusidda, ca si chiamava Galatea e ca avìa rispintu la pruposta d’amuri di
Polifemu. Chistu, quannu s’accurgìu ca Galatea sa facìa cu lu pastureddu Aci, lu ammazzò, p’aviri, accussì, la strata lìbbira cu la bedda carusedda Galatea. Ma, l’amuri di Galatea pi lu sò Aci, cuntinuò macari nfinu a doppu ca chistu era mortu, e Polifemu ristò comu nu passuluni. La janca Nereide, scunzulata, cu l’ajutu di li Dei, traspurmò lu corpu mortu di Aci nta surgivi di acqua duci, ca ancora oggi scìnninu pi li pinnici di l’Etna, vucalijannu sona malincònici di struggenti nustalgìa.

Li rifirenzi giogràfici lijati â liggenna [cancia]
Vicinu la costa, ammeri a na cuntrada chiamata oggi "Capu Mulini", nta nu locu dispìcili di agghiùnciri dà terra e cchiù facirmenti dô mari, c’è na nica surgiva firrusa ditta di li pupulazzioni lucali "lu sangu di Aci" pi lu sò culuri russastru.
Nta la lucalità chiamata oggi "
Capo Molini" ci fu na vota nu nicu villaggiu di piscatura ca era chiamatu, pi mimoria di lu pastureddu dô mitu grecu, Aci. Ntô XI° sec. d.c.d.C.D.C. un tirrimotu distrussi lu villaggiu, e la pupulazzioni ca supravvivìu funnò àutri paisi ntê vicinanzi. A mimoria di lu nomu di lu villaggiu d’orìggini, li novi paisi foru chiamati Aci. Doppu tempu, si funnaru àutri paisi e, pi scanciari nu paisi di l’àutru, a ogni cuntrada ci fu misu un secunnu nnomu, sparti di Aci; nascìu accussì Aci Casteddu ( pi nu casteddu custruitu supra nu faragghiuni), Acitrizza (pi la prisenza di tri faragghiuni ntô mari d’avanti ô paisi), Aci Bonaccorsi, Aci Catena, Aci S.Antoniu, Aci Platani e Aci Sanfulippu.

martedì 19 agosto 2008

ora...

Il mare è agitato,
onde alte che mi faranno giocare.
L'acqua è fredda e cristallina.
L'Etna Fuma.
Io nuoto.
Sotta'acqua tutto è ovattato
apro gli occhi e vedo il blu.
Mi giro, volteggio,
bolle trasparenti mi guardano
Ti accarezzo
e sussurro con estrema semplicità
che...
tu sei parte di me.
Son fatta così carica di energia.

scirocco

è da ieri che il vento di scirocco soffia anche qui.
E' lo stesso vento che ha impedito l'altro giorno di far partire il mio aliscafo per Milazzo.
E' lo stesso vento che mi Ha regalato un' ultima notte ad Alicudi splendida.
Ho ballato davani alla Luna piena,
un faro naturale che argentava le onde e i volti di tutti noi.
Ho ballato ballato ballato...
i capelli al vento, i piedi scalzi, la Sicilia difronte a me.
La salsedine era il mio profumo.
Il mio pensiero cercava il ponte per arrivare a chi continua ad essermi accanto.
Tale energia di sicuro non ha trovato ostacoli.
Torno a casa carica,
gli occhi hanno catturato e conservato all'interno della mia mente
ogni singolo istante di quella nottata.
La potenza della natura, la forza del mare.
Ma quanto è bella la mia Terra!

lunedì 18 agosto 2008

emozione


Sara è sdraiata sul letto, gli occhi fissi al soffitto.
Fuori il vento canta e il mare suona note sempre diverse.
I vicini ascoltano la musica....

"Tu sei qui Vederti è come baciare una... stella
Guardami Io sento il mio desiderio nel tempo... crescere
E mentre mi parli i tuoi sguardi mi danno i brividi
Sfiorami Ancora e io sento che già sono tua
Baciami "


Sara salta giu' dal letto afferra il telefono e compone quel numero che non ha mai dimenticato.

- "Ciao! Sono Io!"
- Ciao! e questo vento da dove arriva?

Mi sciolgo e intanto la mente si sposa... con la tua
Non devi esitare a baciarmi abbracciarmi e a stringermi!
Amami per sempre
Dolcemente io Mi arrendo a te
Amami per sempre
Niente in vita mia Assomiglia a te . . . . . .
Sfiorami Ancora e io sento che già sono tua
Stringimi


- Sai Maestro, qui è bellissimo! Mi sento libera, quasi selvaggia, tutto è spontaneo...sono circondata dal mare...


Tu come stai?

E intorno la stanza diventa soltanto... musica
Non c'è più il silenzio che suona in... fondo all'anima

Come sei vestito?

- Pantaloni beige, maglietta nera e scarpe da ginnastica.
Qui piove, io disegno.

Sara ha il cuore che batte forte, ma la gioia del momento è ancora piu' forte. E' solo gioia slegata da ogni pensiero.

Cosa succede? Forse Stanno desiderando di riabbracciarsi?
è difficile confidarselo, ma non impossibile.

tempo... tempo... tempo... Fiducia.

Amami per sempre!
Dolcemente io Mi arrendo a te Niente in vita mia Assomiglia a te...

Sara sorride, è contenta.

piccolisimo riassunto

Solo un piccolo riassunto... tante cose da raccontare, ma come al solito ho bisogno di tempo.
Dopo 16 giorni ritorno sull'altra isola.
Tornata ieri da Alicudi.
Ho dovuto rimettere le scarpe e riindossare il costume.
Sono sata immersa in una magia,
in un posto dove volano le streghe
e i racconti dei pescatori sono le favole per bimbi e adulti
prima di andare a dormire.
Il cielo era pieno di stelle, da tempo non ne vedevo così tante.
Le stelle cadenti ogni sera hanno accompagnato le mie salite verso casa.
Sembrava che qualcuno da su si divertisse
a buttare polverina magica sull'isola.
Ogni stella cadente era un pensiero, un desiderio, un sorriso, uno stupore.
Passeggiate solitarie lungo scogliere nere inseguendo il sole che pianopiano si addormentava dentro l'acqua blu del mare.
L'incontro con le persone, uomini, donne bimbi.
Uomini zanzare e uomini galanti che giravano intorno.
" Ah bellina tu sta sera hai gli occhi color smeraldo, mi vorrei tuffare dentro e trovarti"
"Giòia, sta sera ti difendo io!"
"Non ti preoccupare, se vuoi venire a filicudi sei mia ospite"
"innamorati di me" (li non nego un grassa risata me la son fatta)
Donne belle con cui parlare e scambiare divertenti,complici e femminili risate.
E in fine i bimbi belli come il sole.
Spensierati e generosi di sorrisi e tenere domande e parole.
"Mamma perchè a Milano non si vedono le stelle?"