THERE IS ALWAYS HOPE

THERE IS ALWAYS HOPE
"Prendete una sedia e sistematevi sull'orlo del precipizio: solo allora potrà avere inizio la storia che voglio raccontarvi"
Francis Scott Fitzgerald

giovedì 8 maggio 2008

EVENTO FORNARINA A PARIGI

FORNARINA URBAN BEAUTY SHOW 6.0.
12 MAI 2008
CARROUSEL DU LOUVRE
99, rue de Rivoli, 75001 PARIS
entrée libre sur invitation



Art, mode et musique sont associées de manière inédite à travers des installations et performances originales mettant en scène les collections Fornarina sous la direction d'artistes internationaux.

L'Urban Beauty Show est un parcours initiatique et sensoriel qui permet d'entrer en contact avec l'univers kaleidoscopique et surréaliste pop de Fornarina.

SIMIAN MOBILE DISCO (UK)
NEW YOUNG PONY CLUB (UK)
CLARK MAGAZINE JUICE CREW (FR)
AURORE LEBANC GLAMOUR MAGAZINE (FR)



Et avec la participation des artistes :

GLENN BARR (U.S.Pop Surrealism)
MIJN SCHATJE (France, Illustration)
JUNKO MIZUNO (Japan, Illustration)
ANGELIQUE HOUTKAMP (Germany, Tattoo Illustration)
TOKI DOKI (Japan/Italy, Design)
MARIO ADDIS
MOEBIUS
DOMINIQUE DONOIS
DOMINIQUE DONOIS (France, Design)




RETIREZ VOS INVITATIONS POUR CET EVENEMENT EXCLUSIF

Le Vestibule
Showroom/ Shop Fornarina Paris
3, rue Sainte Opportune
75001 Paris

WWW.FORNARINAURBANBEAUTYSHOW.COM

Special guests Fornarina Urban Beauty Show Paris : MOEBIUS, MIJN SCHATJE & MISS VAN (France)

martedì 6 maggio 2008

QUANDO è TROPPO è TROPPO!

EBBENE SI! QUANDO è TROPPO è TROPPO!
VA BENE CHE MI RUBATE LA BICICLETTA IN CORTILE...
VA BENE CHE MI RUBATE IL PORTAFOGLIO
LA NOTTE ALLE 5.30 DEL GIORNO 30 APRILE
...
CI PUò ESSERE UNA LOGICA,
UN PERCHè
ETC...ETC... ETC...
NON REAGISCO,
MI DICO:
NON ESSERE ATTACCATA ALLE COSE MATERIALI
RIDI,
FATTI SCIVOLARE LA COSA,
ANZI
RINGRAZIA CHE TI HANNO RITROVATO ALCUNI DEI TUOI DOCUMENTI
SEI STATA FORTUNATA!
ETC... ETC... ETC...
MA UGUALMENTE LA VOCINA STRONZA DENTRO DI ME MI RICORDA...
COSA VUOI CHE SIA!
è SOLO IL PONTE DEL PRIMO MAGGIO
E TU DEVI PARTIRE IN MACCHINA PER 3 GIORNI...
DEVI FARE LA DENUNCIA, RIFARE I DOCUMENTI MANCANTI ANDARE IN BANCA...
ETC... ETC... ETC..


MA RUBARE
OGGI MARTEDì ,
MENTRE IO SONO A LAVURà
UNA PIANTA,
LA MIA PIANTA
CHE QUESTA MATTINA HO SALUTATO,

IL MIO CACTUS DI 6 ANNI
POSTO SUL BALLATOIO FUORI DALLA PORTA DI CASA MIA è
TROPPOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!
(NOTIAMO BENE CHE OGGI è MARTEDì E NON LUNEDì)

E POI MI DICONO CHE DEVO STARE CALMA,
E POI LEGGO OSHO,
E POI FACCIO MEDITAZIONE,
E POI MI DEDICO ALLA RESPIRAZIONE,
E POI SII CONCENTRATA E DISCIPLINATA
E POI SII BUONA CON IL PROSSIMO TUO...
POOOOORGGGGIIII SEMMMMPRE L'ALTRA GUANCIA
E POI LASCIA CHE I PENSIERI TI ATTRAVERSINO
E NON INCIDANO SUL TUO UMORE


E POI....

UN SANO
MAVVVAFFANCULO
LO POSSO PENSARE?
NON DICO URLARE O DIRE...
SOLO PENSARE!



lunedì 5 maggio 2008

Ogni tanto...

E' inevitabile ma non più quotidiano.
La mia mente si sofferma sui nostri ricordi... Sono passati tanti mesi ormai, ma il cuore ogni tanto mi sussurra che mi manchi.
Manca la quotidianità. Manca il condividere parole e avvenimenti. Vorrei essere li e seguire tutti i tuoi disegni, le tue mani che lavorano, i tuoi occhi che brillano di soddisfazione per il lavoro fatto. Regalarti un sorriso e dirti che son fiera.
Mi auguro che tu mi possa sentire.
T.

Aspettando l'estate

L'allegrezza del vento fuga i cattivi pensieri
mentre ogni ombra fugge via le giornate si accorciano

La sera i fuochi inondano i dintorni di luce

La tristezza non prevale su me
col canto la tengo lontana
le giornate si allungano
sto aspettando l'estate

Anche se non ci sei tu sei sempre con me
per antiche abitudini
perchè ti rivedrò dovunque tu sia

Aspettando l'estate all'ombra dell'ultimo sole
sospeso tra due alberi a immaginare
l'estasi dei momenti d'ozio
voglio riscoprire aspettando l'estate

Anche se non ci sei tu sei sempre con me
e sono ancora sicuro che io ti rivedrò
dovunque tu sia

mercoledì 30 aprile 2008

INTERVISTA

Raul Montanari intervista Gabriele Acerbo e Roberto Pisoni, autori che si sono interessati, in Kill Baby Kill, alle opere di Mario Bava

ANDATE A VEDERE SU
http://www.booksweb.tv/
e poi klikkate su Gabriele Acerbo e Roberto Pisoni.
Buona visione!

lunedì 28 aprile 2008

PER LA PAUSA PRANZO DELL'ARCHITETTO

Il tipo di ieri mi ha mandato già un SMS... "E' stato piacevole far chiacchere con te! quando le riprendiamo?"
Cosa gli rispondiamo?
la nostra Galax dice vai!

Tutto si chiarisce

Alla fine tutto si chiarisce.
Bisogna solo capire quando e come.
Ascoltare l'altro anche nel silenzio, cosa che per me è difficile ma sto cercando di imparare.
Là dove la logica fallisce, l'amore ha successo.
Là dove il linguaggio fallisce, il silenzio ha successo.
Ci sono affetti che vanno al di sopra di ogni cosa e di questo ne sono contenta.
Rimanere nel rancore non porta niente, elimina soltanto la possibilità di vedere ciò che ti sta intorno.
Un sorriso come ho sempre detto, è più di mille parole.
Noi ce lo siamo regalate.

venerdì 25 aprile 2008

SUCCEDE

Il cambiamento non è una scelta, succede, e ti ritrovi diverso...
e io con te così diversa che ci posso fare?
Lasciarti andare.
Non può essere sempre tutto un combattimento,
non ci sono squadre per cui tifare
siamo persone adulte
le parole esistono per essere pronunciate.
Un giorno poi,
Arriva il momento in cui non si è più in grado
di emettere nessun suono
preferendo così il vicolo nascosto.
Ma non è da me che ti stai nascondendo
io sono solo uno specchio su cui vuoi far riflettere la tua rabbia.
Va bene così,
ma poi quando tu tornerai io ci sarò?
La fiducia è una conquista.

giovedì 10 aprile 2008

GRAN RINCOGLIONIMENTO!

HO LA FEBBRE A 38.5 DA DUE GIORNI!
GRAN RINCOGLIONIMENTO!


salvatemi,
che qualcuno mi salvi,
e che qualcuno sfanculi anche per me,
chi di dovere!

lunedì 7 aprile 2008

Morire nei sogni

Tutta la nostra esistenza consta di tante piccole morti e rinascite riconducibili ad altrettanti "passaggi" da una fase all'altra della vita. In questi momenti particolari i sogni di morte sono più numerosi e suggestivi, tesi a mostrare quanto si deve lasciare di vecchio...

Morte indica la fine della vita, è il polo opposto alla vita che la raggiunge e l'annienta e che porta con se' la distruzione, l'arresto delle funzioni vitali, il blocco, la scomparsa, la trasformazione. Ogni corpo che muore è destinato a non esserci più, e, attraverso un'opera di cambiamento, a scomparire dalla realtà.

La morte è simbolo di ciò che finisce, di ciò che ha cessato una funzione e che quindi viene trasformato e trasportato in un'altro stato, in un'evoluzione naturale che suggerisce il fluire delle cose, ed il ricongiungimento con la madre terra. Ma morte è anche lo stato che permette il "passaggio" verso mondi sconosciuti: Inferno, Paradiso, altre possibilità, nuovi stati dell'essere, nuove incarnazioni.

L'ambivalenza del simbolo della morte è potente, e per questa ragione è sempre usata come metafora di ciò che precede la rinascita psichica, e ampiamente simbolizzata nelle cerimonie dei riti di passaggio e nelle tradizioni che ancor oggi contemplano morti rituali a preludere e propiziare un risveglio della natura o degli istinti ( si pensi ai falò del solstizio di primavera o d'estate). Per questa ragione, nella tradizione popolare, i sogni di morte hanno un significato liberatorio e si dice "allunghino la vita".

Tutta la nostra esistenza consta di tante piccole morti e rinascite riconducibili ad altrettanti "passaggi" da una fase all'altra della vita. In questi momenti particolari i sogni di morte sono più numerosi e suggestivi, tesi a mostrare quanto si deve lasciare di vecchio (quanto deve "morire) affinchè il "nuovo " possa arrivare ( affinchè la vita proceda nella sua opera di rinnovamento).

Morire nei sogni esprime quindi un significato simbolico molto profondo legato alla trasformazione, al distacco, alla necessità di cambiare. Esprime anche il timore riguardo a questo passaggio, il senso dell'ignoto e dell'oscurità di ciò che non giunge alla coscienza, la paura della solitudine e di ciò che attende nell'aldilà.

Nella accezione freudiana morte è Thanatos che si contrappone ad Eros ed è un impulso di morte che blocca e cristallizza l'impulso al piacere ed il desiderio.Questa dicotomia è stata ampiamente rifiutata e superata da Jung che individua in Thanatos essenzialmente un istinto di natura psichica e spirituale. Ciò lo porterà ad affermare che, se la prima parte della vita deve concentrarsi sull'accettazione dell'esistenza, la seconda dovrà focalizzarsi sul pensiero-accettazione della morte. Dopo Jung il dibattito filosofico e psicanalitico tenderà a centrarsi esclusivamente sul potere "creativo" e "ricostruttivo" di Thanatos -morte.

Nei sogni molto spesso la propria morte ha un significato positivo che indica la fine dell'egemonia di alcuni Se' e la necessità di trasformazione di alcune istanze psichiche che si stanno già presentando alla coscienza. Una fase di cambiamento che si sta annunciando o che si deve compiere affinchè l'individuazione possa avvenire. In ogni caso è espressione di un "sacrificio" che il sognatore deve compiere, di una rinuncia a qualche atteggiamento o a qualche situazione.

Vedere morire una persona conosciuta può indicare aspetti della relazione che si stanno evolvendo, oppure qualità della persona presenti anche nel sognatore, e che devono mutare orientamento.

Morire nei sogni può essere anche simbolo dei propri timori rispetto al cambiamento, paura che ci sia una frattura, un improvviso mutamento di rotta, che un' unione si allenti, che ci sia una separazione.

Niente rimane com'è.

Giorni di vento e di sole che va e viene.
Niente rimane com'è.
Guardo le mie mani e le vedo bianche e stanche. Iniziano ad essere segnate dal tempo e dal lavoro continuo e quotidiano a cui vengono sottoposte.
Sin da piccola le ho guardate e ammirate. Mi son sempre piacute, soprattutto perchè erano e sono uguali a quelle di mio padre. Grandi dalle dita lunghe e affusolate. Forti dalla presa solida ma nello stesso tempo molto delicate nel dare una carezza.
Pian piano quelle piccole mani son cambiate, cresciute e diventate adulte.
Hanno sempre portato due anelli. Uno nella mano sinistra e uno alla destra.
Anelli importanti quasi tutti molto grandi, dalle forme particolari.
Passaggi sulle mie dita. Amori che hanno accarezzato la mia pelle.
Esperienze che mi hanno accompagnato fin quando non ho deciso di lasciarli vivere all'interno di un particolare scrigno.
Ogni anello è stato seguito da un bracciale in argento.

E' da settimane che ho scelto di non portare più niente tranne un piccolo e prezioso gioiello regalatomi da mio padre quand'ero piccola piccola.
Un anello d'oro bianco con un piccolo brillante dalla luce blu. Una luce piccolina forte e pura.
Un simbolo che mi accompagna, l'unico che mi è rimasto insieme all'ultimo anello in argento e corniola che mi ha regalato l'ultima volta che ci siamo visti... questo proprio non lo metto. E' stato il sigillo della fine di un rapporto.
Non ricordo il momento in cui mi ha regalato luce blu, per molti anni è stato conservato e in realtà anche rifiutato.
Mi ricordo che quando me lo ha consegnato mi stava largo, girava. In quel momento diedi poco valore a quell'oggetto, era più importante il momento: ora, adesso, io e tu per poche ore.
Oggi a parte il ricordo sempre più sbiadito è l'unica cosa materiale che mi lega a lui.
Quando gurado il luccichio di questo anello è come se cercassi una risposta e nello stesso tempo conforto.
"Tu cosa faresti al posto mio?... Come mi dovrei comportare? Ma tu cosa ne pensi di me?"...
Come sarebbe stato averti ancora qua con me anche se lontani? Avremmo continuato a non capirci o ci saremmo accettati per quello che siamo e per i nostri limiti?
Chi lo sa!?

Osservo la mia mano destra, ogni tanto indosso un anello che comprai in marocco.
E' l'anello che mi ricorda V., la mia storia d'amore più lunga. Una storia lunga e bella.
L'ho tenuto per anni e anni. L'ho messo via quando abitavo a Londra inconsapevole che stava arrivando un altro treno dell'amore con un altro anello.
La sua pietra originaria era verde (il mio colore preferito). Un giorno questa pietra scelse di abbandonarmi probabilmente per essere trovata da qualcun altro che l'amasse come me.
Il suo posto è stato preso dalla pietra lavica. V. ha fatto montare sul mio anello orfano la pietra lavica.
Le nostre origini, la nostra luce rossa. Il fuoco.

Mi sento nuda. Guardo il mio polso sinistro è lo vedo vuoto ma forse in realtà libero.
Il bracciale regalatomi da M. l'ho messo via.
Il mio sentimento,qualunque esso sia è ancora troppo forte per dare solo il valore di un oggetto bello a questo bracciale. E' strano non vederlo più al polso, non sentirne il suo peso e vederne i suoi ricami.
Probabilmente mi potrò definitivamente sentire libera.


(Il bracciale è l'ornamento del braccio e, se ha la funzione di mettere in risalto e sottolineare bellezza e potere personali, è simbolo, quando donato, di un legame avvolgente, di un potere sull'altro, di una conquista, di una unione che non vuole interrompersi. Nella circolarità del bracciale è contenuto il senso dell'evoluzione, della continuità, dell'eternità).

lunedì 31 marzo 2008

poche parole

potrei anche raccoglierli ma...

c'era vento freddo, pioggia e neve...
poche parole


venerdì 28 marzo 2008

L'INSOSTENIBILE....

L'INSOSTENIBILE PESANTEZZA DELL'ESSERE... umano

mercoledì 26 marzo 2008

IL CORPO

“il corpo
è paragonabile ad una frase
che vi inviti a disarticolarla affinché,
attraverso una serie infinita di anagrammi,
si ricompongano i suoi contenuti veri.”
Hans Bellmer

martedì 18 marzo 2008

FIORI DI LIQURIZIA


Domani Lui parte...
prende la nave
attraverserà il mare
per approdare sulla
sua Isola di granito.

Lui ( e lei lo sa) in realtà
di granito non è proprio...


- Me li raccogli i
"Fiori alla liquirizia"?

- se li trovo...

Li troverà?


Certo che li troverà,li guarderà, li annuserà
e poi, starà li a pensare...


Li colgo?
lei me lo ha chiesto...

Eccolo li fermo,immobile a guardarli, la tentazione è forte
potrei anche raccoglierli ma...
si accenderà la sua sigaretta, anzi no, il suo sigaro, il vento lo accarezzerà e lui guarderà il mare.
Non c'è altro da fare.
Il fumo agre e piccante del sigaro uscirà dalla sua bocca, le sue labbra sanno di tabacco.
Il suo sguardo è fisso, i suoi pensieri fluidi, la sua vita, il suo lavoro,i suoi affetti passeranno tutti davanti ai suoi occhi come un ballo tipico del luogo e lui non capisce più su che cosa deve mettere a fuoco il suo sguardo.
Tutto è troppo intenso.
Come si torna a vivere e a vivere ogni momento con il desiderio di esserci.
Credere in cosa?
E' tutto un equilibrio sopra la follia.
Cammina sicuro sugli scogli...
camminare camminare camminare
intanto i fiori lo guardano e il suo cuore è veloce.
In questo momento niente lo ferma.
E' il suo istante, racchiuso in se stesso alla scoperta delle sue nuove emozioni e pianti. La sua Terra lo riscalda e ricarica.
Piano piano si ritroverà, ne è sicura.
potrei anche raccoglierli ma...

domenica 16 marzo 2008

CALMA PIATTA

Ancora non è tornato... e io penso penso penso...

adesso sto scoltando questo... UN UOMO CHE TI AMA(battisti)
colonna sonora dei miei desideri..


Nessuna inquietudine, nessuna incertezza, nemmeno un volgersi indietro a confrontare esperienze passate, rancori lontani, paure di altri giorni; soltando andare avanti guadagnando più strada possibile finchè c'è il sole alto nel cielo. La sera allungherà presto le sue ombre,allora si dovrà riguardare la strada percorsa per rendere meno faticoso il cammino che oggi invece prosegue veloce con la certezza di arrivare alla meta.

Ah,

donna tu sei mia.
E quando dico mia
dico che non vai più via.
È meglio che rimani qui
a far l'amore insieme a me.
È meglio un uomo solo
per tutti, anche per te,
un uomo che ti ama.
È meglio che rimani qui
a far l'amore insieme a me.
È meglio un uomo solo
per tutti anche per te,
un uomo che ti ama.
La tenerezza prende
Il posto dell'amore...oh no!
E l'emozione il sopravvento
sulla ragione... oh no!
E' in questa confusione
tu sei smarrita
E dando a tutti niente
E non riesci più a capir nemmeno
di chi sei innamorata.
Ah
Donna tu sei mia


sabato 8 marzo 2008

Io sono a Milano

Giornate intense, qualcuna stancante....
nuovi incontri o forse riincontri che in qualche modo "rasserenano".
Sensazioni che si affollano e si mettono in fila per essere le prime ad affiorare.
Troppe , troppissime per una mente e un corpo solo.
"vuoi riprovare a stare insieme?"
"NO!"
Pensandoci...

Si! sono proprio loro che mi stancano.
Tenere tutto così sotto controllo toglie così tante energie.
La giornata oggi è grigia è tornato il freddo.
L'uomo che mi corteggia è partito.

Paradossalmente è in Sardegna... ironia della sorte.
Io sono a Milano,
ma la mia testa è altrove,
cerca posti fantastici e mari azzurri dove trovare le mie decisioni e totale serenità.

Mi hanno scritto dall'India
Mi danno ulteriori informazioni sul centro dove andrò a stare per tre settimane (speriamo!).

Agosto è lontano,
ma visto che il tempo passa e i giorni si consumano come legna da ardere,
credo che la mia meta non sia poi così lontana...
più che altro è
il modo in cui ci si arriva che è preoccupante.

Basteranno tre settimane per cancellare il peso di un anno?

venerdì 7 marzo 2008

Ingrid Betancourt

Ingrid Betancourt è da oltre sei anni ostaggio nella giungla colombiana, in condizioni difficilissime. Tutti i tentativi di arrivare alla sua liberazione sono finora falliti.

“Mamma morirà presto se non agiamo. Abbiamo poco tempo, è una questione urgente. Dobbiamo agire subito”: queste le drammatiche parole di Lorenzo Delloye-Betancourt, intervistato al Tg1 da Gianni Riotta il 27 febbraio 2008.

Ingrid Betancourt è stata deputato e poi senatore in Colombia, dove conduce una lotta incessante e coraggiosa contro la corruzione e i narcotrafficanti. È stata rapita dalle FARC (le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) il 22 febbraio 2002, quando era candidata alla presidenza della Repubblica.



Da Lettera dall’inferno a mia madre e ai miei figli di Ingrid Betancourt

Da Lettera dall’inferno a mia madre e ai miei figli di Ingrid Betancourt (Garzanti Libri)

Giungla colombiana

mercoledì 24 ottobre

ore 8 e 34

in un mattino piovoso, come la mia anima

Mia piccola mamma cara e adorata,

ogni giorno mi alzo e ringrazio Dio perché ho te. Ogni giorno apro gli occhi alle 4 e mi preparo, in modo da essere ben sveglia quando ascolterò i messaggi della trasmissione La carrilera de las 5. Ascoltare la tua voce, sentire il tuo amore, la tua tenerezza, la tua fiducia, il tuo impegno per non lasciarmi sola, ecco la mia speranza quotidiana. Ogni giorno chiedo a Dio di benedirti, di proteggerti e di consentirmi in futuro di restituirti tutto questo, di trattarti come una regina, accanto a me, perché non sopporto l’idea di trovarmi di nuovo lontana da te.

Qui la giungla è molto fitta, i raggi del sole vi penetrano a fatica. Ma è soprattutto un deserto di affetti, di solidarietà, di tenerezza, ed è per questo che la tua voce è il cordone ombelicale che mi lega alla vita. Sogno di abbracciarti così forte da rimanere incrostata a te. Sogno di poterti dire: «Mamma, mamita, non piangerai mai più per me, né in questa vita e neppure nell’altra». Ho chiesto a Dio che mi consenta un giorno di provarti tutto quello che tu significhi per me, di poterti proteggere e di non lasciarti mai più sola, nemmeno un secondo. Nei miei progetti di vita, se un giorno ritroverò la Libertà, mamita, voglio che tu pensi di vivere con noi, o con me. Mai più messaggi, mai più telefonate, mai più distanza, nemmeno un metro ci deve separare, perché io so che tutti quanti possono vivere senza di me, ma non tu. Mi nutro ogni giorno della speranza che staremo insieme, e vedremo che Dio ci mostrerà la strada e ci organizzeremo. Ma la prima cosa che ti voglio dire è che senza di te non sarei riuscita a resistere fino a ora. (…)

Mamita, sono stanca, stanca di soffrire. Sono stata, ho cercato di essere forte. Questi sei (quasi) anni di prigionia mi hanno dimostrato che sono meno coraggiosa, intelligente e forte di quel che pensavo. Ho combattuto molte battaglie, ho cercato di scappare più di una volta, ho cercato di conservare la speranza così come si tiene la testa sopra il pelo dell’acqua. Ma oggi, mamita, mi sento sconfitta. Vorrei pensare che un giorno uscirò di qui, ma mi rendo conto che quello che è successo ai deputati, e che mi ha fatto molto soffrire, può capitare anche a me, in qualunque momento. Credo che sarebbe un sollievo per tutti. (…)

Mamita, per me è un momento molto duro. All’improvviso, vogliono delle prove della mia esistenza e così ti scrivo, la mia anima sospesa su questo foglio. Fisicamente, sto male. Non mangio più, mi manca l’appetito, perdo molti capelli. Non ho voglia di niente. Credo che l’unica cosa positiva sia questa: non aver voglia di niente. Perché qui, in questa giungla, l’unica risposta è: «No». Allora è meglio non desiderare nulla, per restare almeno libera dai desideri. Sono tre anni che chiedo un dizionario enciclopedico per avere qualcosa da leggere, per imparare qualcosa, per mantenere viva la curiosità intellettuale. Continuo a sperare che me ne procurino uno, magari solo per compassione, ma è meglio non pensarci. Qui, qualunque cosa è un miracolo. (…)

Qui la vita non è vita, è solo un lugubre spreco di tempo. Vivo o sopravvivo, su un’amaca tesa tra due pali, ricoperta da una zanzariera e da una tenda che fa da tetto e mi lascia pensare che ho una casa. Ho una tavoletta su cui metto le mie cose, cioè il mio zaino con i miei abiti e la Bibbia, che è il mio unico lusso. È tutto pronto, così possiamo partire di corsa. Qui niente è di qualcuno, niente dura, l’unica costante sono l’incertezza e la precarietà. In qualunque momento, possono dare l’ordine di fare i bagagli, e ciascuno di noi deve dormire in fondo a qualunque buco, sdraiandosi ovunque, come gli animali. Per me sono momenti particolarmente difficili. Le mie mani diventano madide, il mio spirito si annebbia, finisco per fare qualunque cosa due volte più lenta del solito. Le marce sono un calvario, perché il mio equipaggiamento è molto pesante e riesco a portarlo a malapena. A volte i guerrilleros si prendono alcune delle mie cose per alleggerire il peso, ma mi lasciano «il vasellame», cioè quello che ci serve per lavarci e che pesa di più. È tutto così stressante, perdo le mie cose o me le confiscano, come i jeans che Mélanie mi aveva regalo per Natale, quelli che avevo addosso quando mi hanno presa. Non li ho più visti. L’unica cosa che sono riuscita a salvare è la giacca, ed è stata una benedizione, perché le notti sono gelide e non avevo nient’altro per proteggermi dal freddo. Prima, mi piaceva moltissimo fare il bagno nel fiume. Siccome sono l’unica donna del gruppo, ci devo andare quasi tutta vestita: calzoncini, camicia, stivali! Come le nostre nonne di una volta. Prima mi piaceva nuotare nel fiume, ma adesso non ho nemmeno più il fiato per farlo. Sono fiacca, freddolosa, sembro un gatto davanti all’acqua. Io che amavo l’acqua così tanto, non mi riconosco più. Durante la giornata avevo l’abitudine di fare un paio d’ore di ginnastica, a volte tre. Avevo inventato un attrezzo, una specie di banchetto fatto con dei rami, che avevo battezzato «step», pensando agli esercizi della palestra: l’idea era di salire e scendere, come se fosse stato uno scalino. Aveva un pregio, non occupava molto spazio. Perché a volte i campi sono così piccoli che prigionieri si trovano in pratica gli uni sugli altri. Ma da quando hanno diviso i gruppi, non ho né la voglia né l’energia di fare niente. Faccio qualche stiramento, perché lo stress mi blocca il collo, che mi fa molto male. Con gli stiramenti, lo split e tutto il resto, a volte riesco a rilassare un po’ il collo. Ecco tutte le mie attività, mamita. Faccio di tutto per restare silenziosa, parlo il meno possibile per evitare problemi. La presenza di una donna in un gruppo di uomini che sono prigionieri da otto o dieci anni è un problema. Ascolto rfi e la bbc, scrivo molto poco perché i quaderni si accumulano e trasportarli è un’autentica tortura: ho dovuto bruciarne almeno quattro. Inoltre, quando ci sono le ispezioni, ci prendono le cose a cui teniamo di più. Una tua lettera, che era riuscita a raggiungermi, mi è stata sequestrata dopo l’ultima prova di esistenza in vita, nel 2003. I disegni di Anastasia e di Stanis, le foto di Méla e Loli, lo scapolare di papà, un programma di governo in 190 punti che avevo annotato nel corso degli anni: mi hanno preso tutto. Ogni giorno mi resta un po’ meno di me stessa.

Ingrid Betancourt

www.betancourt.info

L'UNICA COSA VERA....


L'UNICA COSA VERA....
è ANDARE AVANTI,
NON GUARDARE PIù IN DIETRO.
NON C'è PIù BISOGNO DI VOLTARSI
ALCUNE PICCOLE COSE SON STATE CHIARITE.
PER IL MOMENTO VA BENE COSì.

martedì 4 marzo 2008

IN QUESTI GIORNI...

Episodi spiacevoli mi hanno messo leggermente kO.

L'arrivismo e la paura di ammettere i propri errori o semplcemente l'incapacità di mettersi in discussione, danno la "possibilità" ad alcune persone di oltrepassare il limite dell'educazione.
In questi giorni mi è successo questo, purtoppo ho dovuto confrontarmi con una persona di tali maniere.
La rabbia nei suoi occhi era tagliente e ingovernabile, le sue parole, lame affilate che penetravo nella mia carne e nelle molli pieghe del mio cervello. Mi ha portato solo a difendermi senza capire bene il perchè di un attacco così assurdo. Insulti che che oltrepassavano la mia professionalità, andavano a mirare la mia persona. Il lavoro era finito, tutto ok, montato in meno giorni previsti. Mancava soltanto l'audio definitivo e l'audio inglese di due clip in un montato di 15 minuti.
Tutto è iniziato giovedì con parole come:" tu sei un semplice tecnico e io colei che cura forma e contenuto.
Lì dove c'è l'errore tecnico non è di mia competenza... quindi è colpa tua!" Il mio errore era di non sapere, perchè non ci è mai stato comunicato, come "spacchettare" l'audio in dolby. I primi insulti son volati e i primi richiami per lei sono arrivati: "Ok, ma non ti puoi fermare al fatto tecnico... la logica di questo posto è quello di risolvere i problemi quando ce ne sono e di collaborare alla riuscita del prodotto".

L'esser stata ripresa per un piccolo errore di "entrambe" l'ha mandata su tutte le furie.
Probabilmente, poteva anche avere "in parte ragione" sottolineandomi una mia dimenticanza (ma errare è umano anche se in realtà non è proprio mio l'errore,ma sorvolo).
Le sue modalità verbali e comportamentali l'hanno però inesorabilmente portata dalla parte del torto comportandosi lei da GRAN CIALTRONA, scadendo in quella mancanza di professionalità che tanto mi inputava. Il nostro urlante e scalpitante litigio si è svolto definitivamente venerdì (giorno in cui dovevo essere contenta per la proiezione di Pietre di Fuoco). In pochi minuti è stata proclamata la dichiarazione di entrambe di non volere più lavorare insieme. Il finale è stato di fuoco, la maleducata è stata buttata fuori dalla sala di montaggio da parte mia e visto che sosteneva che anche altri si lamentavano di me, l'ho obbligata a cercare con me la verità nei nostri colleghi.
Si è "rifiutata" dicendomi che dovevo farmi solo un esame di coscienza, ma in realtà data la mia incazzatura le è andata anche bene visto che era ora di pranzo.
Si è evitata un ulteriore figura di merda!
Io non ho proprio voglia di lavorare con persone del genere che credono di essere principesse e invece son le prime cafone e maleducate.

La cosa più triste è stato considerare con delusione e dispiacere, di aver dato la mia fiducia in questi mesi a questa persona che lavora con noi non da tanto, senza aver capito realmente di che sostanza ella fosse. Non proprio amiche ma, una persona con cui chiaccherare e ridere ogni tanto e con cui instaurare un rapposrto d'amicizia in futuro.
Di sicuro ciò non avverrà più.
Lei non mi saluta io neanche. La sua presunzione di sicuro non la porterà a chiedermi scusa per le sue assurde modalità, e io di certo, per la prima volta non mi metto a capire il perchè' una persona possa comportasi in tale maniera. L'educazione o la si possiede o non la si impara facilmete.
Un ulteriore lezione che mi porta ancora di più a modificare il mio modo di essere.

In più di dieci anni di lavoro, NON MI è Mai CAPITATA UNA COSA DEL GENERE.
Io ho lo schifo!